La misteriosa scomparsa dei cani nativi americani e il mito di Rin Tin Tin


In un articolo pubblicato nel luglio 2018, la prestigiosa rivista scientifica Science affronta un argomento, apparentemente marginale, che potrebbe aprire a straordinarie rivelazioni. È il mistero dei cani nativi americani scomparsi in breve tempo dal Nuovo continente, dopo una storia plurimillenaria, con l’arrivo dei conquistatori europei.

Nel 2003, una scoperta archeologica ha messo in luce che i cani americani viventi non possono essere discendenti diretti dei cani nativi estinti. E questo è già un problema in un mondo come quello canino dove al pedigree è attribuita un’importanza tutt’altro che secondaria. Sembra sia avvenuto che i nuovi cani giunti al seguito dei conquistatori hanno soppiantato prepotentemente i nativi.

Studiando il DNA del fossile di un cane nativo, infatti, si è potuto risalire alle sue caratteristiche genetiche e si è appurato che queste sono del tutto incompatibili con quelle dell’attuale popolazione canina nordamericana. Non è stato difficile per i ricercatori far luce sull’albero genealogico dei cani nativi.

Ci si è resi conto subito che i nativi non potevano discendere che da cani siberiani, presumibilmente emigrati attraverso lo stretto di Bering al tempo dell’ultima glaciazione, quando il continente americano è stato per un certo tempo collegato all’Asia attraverso un ponte naturale formato dalle acque ghiacciate dello stretto. Molto probabilmente, questa migrazione di cani sarebbe avvenuta al seguito di immigrati umani. Da sempre, evidentemente, la sorte dei cani è stata quella di seguire i loro padroni.

In America quei cani sono vissuti in santa pace e si sono moltiplicati per novemila anni. Finché a un certo punto sono sbarcati sul continente i colonizzatori europei che cominciarono a sottrarre le terre ai nativi americani, gli indiani. I quali non raramente furono eliminati fisicamente o rinchiusi in riserve. Contemporaneamente, la popolazione canina cominciò a ridursi, fino a scomparire del tutto. Seguendo, anche in questo, il destino dei loro padroni. Come mai? Furono sterminati al pari degli indiani? È un mistero.

Si può ipotizzare anche che il contatto con i cani europei, importati in America dai nuovi arrivati, possa aver fatto ammalare i cani nativi che non avevano difese immunitarie adeguate a convivere con le razze europee. Non si tratta di un’ipotesi di poco conto. Infatti questa tesi potrebbe essere applicata anche ai colonizzatori umani i quali vedrebbero così notevolmente ridimensionata la loro responsabilità storica. Perché, se questo fosse vero, gli indiani non sarebbero rimasti vittime propriamente di un genocidio ma semplicemente delle epidemie provocate dal contatto con gli europei.

Spiega a questo proposito Greger Larson, docente all’università di Oxford: «la storia degli uomini si rispecchia nei nostri animali domestici. Le persone in Europa e nelle Americhe erano geneticamente distinte, e così pure i loro cani. E proprio come gli indigeni nelle Americhe sono stati sfrattati dai coloni europei, lo stesso vale per i loro cani». Precisa poi Laurent Frantz della Queen Mary University, altro ricercatore impegnato nella stessa ricerca, che la scomparsa dei cani nativi, relativamente repentina, «è probabilmente dovuta agli effetti combinati di malattie, persecuzioni culturali e cambiamenti biologici a partire dall’arrivo degli europei».

Insomma, anche i cani importati dall’Europa sarebbero stati impegnati nella furiosa persecuzione degli indiani e dei loro animali, sul suolo americano. Del resto, è più o meno quello che, a cinema, in tv e nei fumetti, è stato rappresentato con le avventure di Rin Tin Tin, il mitico cane cacciatore di indiani e per il quale si entusiasmavano i bambini del secolo scorso, inconsapevoli della loro xenofobia.

Ma rispetto a tutte queste considerazioni, che pure non sono cose trascurabili, ciò che di veramente sorprendente è emerso dalle evidenze archeologiche sui resti dei cani nativi americani è un particolare inquietante. Sebbene le caratteristiche genetiche dei cani nativi americani non siano affatto compatibili con quelle dell’attuale popolazione canina nordamericana, qualche relazione c’è.

Si è visto che una strana forma di tumore, diffusa tra la popolazione canina, trova il suo corrispondente proprio tra i cani nativi americani dai quali si sarebbe trasmessa per via sessuale tra i nuovi arrivati. E ciò ha il sapore di una beffa. Non soltanto perché il tumore difficilmente si diffonde per contagio. Anzi, non è mai una malattia contagiosa se non in questo caso e in un paio di altri casi tra una specie di marsupiali della Tasmania e tra i criceti siriani.

La vera beffa è che, scomparsi i cani nativi americani, dalle violenze che hanno subito è scaturita una specie di sopravvivenza malefica che avrebbe operato, per i secoli a venire, selezionando le sue vittime proprio tra i cani usurpatori.

Negli ultimi tempi, sotto il peso della sua ipocrisia, è crollato anche il mito di Rin Tin Tin, il cane che tanta tenerezza suscitava tra gli occidentali, nonostante fosse portatore di quella ideologia xenofoba in nome della quale, a colpi di arma da fuoco, si cacciavano gli indiani americani dalla loro terra. Nulla sfugge, negli avvenimenti umani, al potere della nemesi.

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