Nel meraviglioso mondo del Macroglossum stellatarum

Mi è capitato un giorno, mentre osservavo un bel cespuglio di abelia e la sua fitta infiorescenza, notare attorno a esso una grande animazione di insetti. Noi non immaginiamo quanto movimento ci sia su un semplice cespuglio fiorito. Ad animare la vita attorno alla pianta di abelia erano degli esemplari di un grosso insetto che ha conquistato subito la mia simpatia e del quale non conoscevo nemmeno il nome, il macroglossum stellatarum.

©2016 - Paolo Tritto, Macroglossum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

È questo un insetto che – l’ho appreso dopo – volgarmente viene chiamato sfinge colibrì, sfinge del galio, farfalla sfinge, fiùtola e in molte altre maniere, tra le quali segnalo soltanto l’espressione “uccellino di sant’Antonio”. Quest’ultimo è un nome davvero curioso perché la sfinge-colibrì, come si diceva, è invece un insetto.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Per l’aspetto e per le sue dimensioni, infatti, viene talvolta scambiato per un piccolo uccello, come appunto il colibrì, dalle abitudini tra l’altro molto simili.

Macroglossun stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Il macroglossum stellatarum è un lepidottero – ordine di insetti che, erroneamente, chiamiamo indistintamente farfalle – della famiglia delle falene, che invece non possono essere considerate propriamente farfalle.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Le differenze vanno ricercate ovviamente nelle caratteristiche morfologiche, ma non sbagliamo di molto se per distinguerle assumiamo un elementare criterio di classificazione: la vita delle farfalle si svolge generalmente di giorno, quella delle falene di notte.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Inoltre – le due cose sono strettamente legate – le farfalle hanno colori appariscenti, le falene invece no. In realtà, anche il macroglossum svolge un’intensa attività diurna e per questo qualcuno fa notare che averle classificate come falene è forse improprio. Altri, per non sbagliare, preferiscono parlare di falene diurne. La verità è che è molto difficile, in casi come questi, fissare una netta linea di demarcazione.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

A confondere ancora di più le idee contribuisce il fatto che la sfinge-colibrì è un insetto migratore. Sono piuttosto rari gli insetti che emigrano al cambio di stagione. Anche in questo, dunque, la falena somiglia più a un uccello che agli altri insetti. Non tutti emigrano, per la verità. In parte del bacino mediterraneo sono stanziali, grazie al clima temperato e forse – spero sia vero – a un habitat ospitale e incorrotto.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Caratteristica principale di questo insetto-uccello – mi perdonino gli esperti per questa grossolana denominazione – è la rapidità dei suoi movimenti. Si sposta molto velocemente da un fiore all’altro, sbattendo le sue ali fino a duecento volte ogni secondo e sfuggendo inevitabilmente, per questo, alle riprese di un eventuale fotografo che si ostini a rincorrerlo.

©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Non nascondo che nel mio proposito di realizzare un fotoreportage sull’attività di questo insetto, c’è stata un po’ di questa vanità: dare prova di abilità come fotografo, spingendomi fino ai limiti del possibile.

©2016 - Paolo Tritto, Macroglossum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Per riuscire a fotografare il macroglossum, solitamente si consiglia di impostare la macchina fotografica con tempi di scatto di appena qualche millesimo di secondo. Devo dire che non è facile seguire tali indicazioni perché tempi di scatto così rapidi si possono ottenere soltanto quando si fotografa sotto la luce diretta del sole.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

A proposito di questi problemi di esposizione, per quella che è la mia parziale esperienza infatti, non molto frequentemente ho potuto osservare in piena luce il macroglossum stellatarum; ho avuto l’impressione che prediliga muoversi piuttosto nelle zone più in ombra delle piante. Forse l’insetto, benché svolga la sua attività prevalentemente nelle ore diurne, deve avere qualcosa della tendenza crepuscolare propria delle falene.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Ciò rende ancora più evidente una caratterstica dell’insetto: il vorticoso movimento della coppia di ali inferiori – di colore arancione, mentre le ali superiosi sono grigie – produce nelle ali un insolito effetto fiammeggiante. Il fotografo che insegue il macroglossum non può fare molto altro, per riprenderlo, che aumentare la sensibilità della fotocamera, affidandosi alla fortuna. Dopo aver tentato centinaia di volte, probabilmente qualche scatto si rivelerà utile.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Se il fotografo avrà avuto questa fortuna, una delle immagini più spettacolari potrebbe immortalare il momento in cui la sfinge-colibrì fionda all’interno del fiore la sua lunga e sottilissima lingua, la spirotromba, in una piccolissima frazione di secondo.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Non è un caso che alla sfinge-colibrì sia stato dato il nome di macroglossum, una parola latina che significa appunto “lingua lunga”. Ed è probabilmente per questo che in alcune zone del territorio italiano l’insetto viene indicato come “uccellino di sant’Antonio”; del santo di Padova, infatti, si ricorda la sua prodigiosa lingua.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

L’insetto non si posa mai sul fiore; che, tra l’alto, non potrebbe reggere il suo peso. È costretto quindi a procurarsi il proprio nutrimento mentre resta sospeso in volo.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Benché sia una cosa indubbiamente scomoda nutrirsi e nello stesso tempo stare bene attenti a non perdere quota, ciò costituisce un grande vantaggio; trovandosi in posizione dominante, la falena non è costretta a competere con altri insetti per la conquista del fiore. Ho potuto osservare anch’io, qualche volta, con quanta prepotenza un’ape scaccia dal fiore l’inerme farfalla. Non è questa una cosa che, invece, impensierisce il macroglossum stellatarum.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

È divertente osservare questo impertinente insetto mentre cerca di infilare la sua lingua dappertutto. Somiglia a quegli iperattivi utenti di facebook che vanno a intromettersi con i loro commenti in qualsiasi post venga pubblicato, non lasciando scampo alcuno. È questo un paragone, però, che regge fino a un certo punto; a differenza dei molestatori di facebook, il macroglossum non è affatto antipatico. Anzi, si fa voler bene.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

E, anche se qualcuno potrebbe rimanere impressionato dalla sua minacciosa spirotromba, in realtà questa soave falena è un insetto del tutto innocuo.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Testimonianza della benevolenza da parte dell’uomo – o meglio, della donna – è il fatto che in alcune regioni si dedicano a questo insetto, che la tradizione popolare vuole foriero di buone notizie, dei gustosissimi biscottini: “gli uccelletti di sant’Antonio” o, come li chiamano in Abruzzo, “celletti di sant’Antonio” e per i quali rimando a un blog che ho scoperto su internet, curato dalla signora Francesca, premurosa custode della buona cucina abruzzese

celletti

Una cosa buffa è la sistematicità dell’attività dell’insetto. Una volta che ha individuato la pianta sulla quale cibarsi, passa in rassegna, uno per uno, tutti o quasi tutti i suoi fiori. Una strategia del fotografo, a questo proposito, potrebbe essere quella di aspettare pazientemente, dopo aver calcolato la giusta traiettoria, che arrivi il turno di un determinato fiore sul quale ha puntato a bella posta l’obiettivo fotografico. Mi rendo conto, però, che sono molto pochi i fotografi che amano giocare a rimpiattino.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Altro aspetto della metodicità dell’animaletto è il fatto che il macroglossum ritorna sul medesimo fiore alla stessa ora della giornata, particolare che però – lo ammetto – io non sono stato capace di verificare.

©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Una volta ho scritto su un giornale del mitico “uccello del paradiso”, la paradisea; è un uccello che secondo la mitologia non aveva le zampe e che per questo sarebbe stato costretto a volare senza sosta. In realtà, la paradisea le zampe le ha.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Qualcosa del genere si verifica, piuttosto, nel caso del macroglossum che vola freneticamente e senza sosta; non si posa nemmeno un attimo, se non nelle ore notturne quando con la sua coppia di ali superiori copre la coppia di ali inferiori, ben nascosto nella vegetazione, dove rimane immobile per tutta la notte, prima di affrontare un’altra delle sue giornate, per lui sempre faticosissime. L’insetto è perennemente in volo; non deve meravigliare pertanto vedere di quanto si siano ridotte le zampette, nel corso della sua evoluzione. È un mistero dove il dinamico macroglossum trovi tutta questa energia, con quel poco di nettare che riesce a procurargli la sua spirotromba.

Macroglossum stellatarum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Non si deve ignorare l’opera benefica di questi infaticabili insetti, nonostante passino inosservati agli occhi dell’uomo distratto. Per il numero di fiori che è capace di visitare in ogni singola giornata è ritenuto uno dei più importanti impollinatori. Molte specie vegetali devono a questo benigno insetto la capacità di riprodursi, cioè la vita.

© 2017 – Paolo Tritto, Macroglossum

Chi ha la pazienza di osservare il macroglossum stellatarum mentre svolazza sui cespugli fioriti, ne rimane sicuramente ammirato e non può evitare di domandarsi cosa lo spinga a vivere così intensamente la sua vita.

©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum
©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

Forse ogni insetto, nonostante sia così piccolo – oppure proprio per questo – vorrebbe trasmettere un pezzetto della grandezza di Dio, che non cessa un momento di rigenerare la faccia della terra e di accorrere ovunque ci sia bisogno di rianimare la vita.

©2016 – Paolo Tritto, Macroglossum

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Le immagini del macroglossum stellatarum riprodotte in questa pagina web sono state scattate a settembre-ottobre 2016 e a maggio-giugno 2017 a Matera, presso il parco IV Novembre, nella zona industriale in contrada Jesce e in via Cefalonia. Non possono essere riprodotte o utilizzate senza il consenso dell’autore.

paolotritto@alice.it

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3 Comments

  1. Ho visto tante volte il macroglossum e mi chiedevo cosa fosse. Ora lo so. Grazie. Complimenti per le foto bellissime.

  2. Sono bellissime queste foto:complimenti,dott.Tritto.Quanto al macroglossum,lo trovo un insetto spettacolare.Ho letto ,attraverso una nostra amicizia comune su fb,che desiderava sapere se realmente ci fosse questo insetto a Padova.So che l’entomologo Enzo Moretto,ha istituito,proprio in questa città,la” Casa delle farfalle”,Esapolis,frequentata anche dalle scolaresche.Il prof.Moretto è anche su fb e potrebbe chiedere eventualmente a lui le particolarità riguardanti il meraviglioso mondo degli insetti.
    Cordialmente,la saluto.
    Elisabetta Paterni

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