Alla John Rylands Library di Manchester tra sacro e profano

Ho avuto l’opportunità di visitare la John Rylands Library di Manchester un anno fa, in occasione della mostra allestita nel cinquantesimo di “A Clockwork Orange”, inquietante romanzo di Anthony Burgess, uno scrittore proprio di Manchester, dal quale poi il regista Stanley Kubrick ha tratto l’omonima pellicola, conosciuta in Italia col titolo di Arancia Meccanica.

La Rylands Library è un imponente edificio gotico-vittoriano che fa parte del polo bibliotecario dell’Università metropolitana – un patrimonio librario di circa cinque milioni di volumi e riviste. Giustamente viene definita “one of the most spectacular libraries in the world”. La spettacolarità è data dallo sterminato fondo librario, dal pregio dei volumi, dalla loro antichità; ma ancor più dal sito, un edificio che richiama le cattedrali gotiche nordeuropee.

In questi ambienti così singolari, è certamente il senso del sacro ciò che viene trasmesso allo studioso e al visitatore. E non sembra un caso di ritrovare, esposto in una delle bacheche, uno dei documenti più importanti della Sacra Scrittura: il frammento di un papiro del Vangelo di San Giovanni, comunemente ritenuto il più antico reperto del Nuovo Testamento tra quelli giunti fino a noi, sebbene i più recenti ritrovamenti dei rotoli di Qumran potrebbero aver intaccato questo primato. È un documento, databile a pochi decenni dopo la morte dell’Evangelista o addirittura a questi quasi contemporaneo, delle dimensioni di una carta di credito.

Il frammento è scritto fronte-retro ed è denominato Papiro 52 o Papiro Rylands. Riporta i più importanti passaggi del processo a Gesù e il momento in cui Pilato pone a Cristo la domanda che lo porterà alla condanna: «Sei tu il re dei Giudei?» Dal testo riportato nel frammento, emergono anche i dubbi del procuratore romano sulla colpevolezza dell’imputato: «uscì di nuovo verso i giudei e disse loro: “Non trovo in lui nessuna colpa”.» Nelle poche righe riportate, emerge come, nonostante ciò, Pilato non sia riuscito a sottrarsi al potere del male, dando esecuzione alla condanna a morte dell’innocente Gesù.

Tutto questo è racchiuso in questo piccolo frammento, un documento che non ha un valore esclusivamente religioso. È un papiro che faceva parte di un codice. E questo aspetto ha dell’incredibile, perché nell’epoca in cui è stato trascritto il documento i testi venivano scritti esclusivamente su rotolo. Comprendiamo, dunque, che il papiro rappresenta anche uno dei primissimi esempi di codice; in parole povere, si tratta del frammento di uno dei primi libri della storia dell’umanità, miracolosamente conservatosi fino a oggi.

Ma al visitatore che si recava un anno fa, come è capitato a me, un’altra sorpresa lo attendeva alla John Rylands Library di Manchester. Uscendo dalla sala dove è esposto il frammento del Vangelo di Giovanni, si poteva accedere a un’altra sala dove vi erano delle bacheche con l’esposizione di alcuni “reperti” riferibili al libro “A Clockwork Orange” del quale, come ho detto, si celebravano i primi cinquant’anni di vita e di successi, amplificati grazie anche alla pelicola di Stanley Kubrick. Nella sala della biblioteca erano esposti testi, immagini e giornali riferibili all’evento editoriale e cinematografico di Burgess e Kubrick.

Inizialmente, il visitatore non avrebbe potuto non rimanere disorientato davanti all’insolito accostamento tra il Vangelo e l’opera di Burgess e particolarmente alle testimonianze, in alcuni casi scabrose, relative alla trasposizione cinematografica dell’Arancia Meccanica di Kubrick – gli organizzatori ne sconsigliavano la visione ai minori. Ma, tutto sommato, un accostamento così ardito tra sacro e profano non risulterà poi tanto blasfemo come poteva sembrare al primo impatto. Cosa, in fondo, descrive quel frammento del Vangelo di Giovanni della John Rylands Library se non quello che ha cercato di descrivere cinquant’anni fa “A Clockwork Orange”? E il protagonista di Arancia Meccanica, che non può compiere altro che il male, come se l’uomo non sia che una macchina programmata per compiere esclusivamente atti violenti, non somiglia a Pilato che non riesce a sottrarsi al potere del male nemmeno di fronte all’evidenza di avere di fronte una persona innocente? «Non trovo in lui nessuna colpa».

E il potere dello Stato che ha la pretesa di estirpare gli orribili impulsi dal malvagio protagonista di Arancia Meccanica, generando inevitabilmente una violenza ancora più grande, non è simile al potere impersonato dal procuratore romano della Galilea? Un potere che in nome della pax romana giungerà poi a ordinare addirittura la distruzione del Tempio di Gerusalemme?

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Revisione da http://www.f052.it, 12 novembre 2012

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