La piccola croce di legno del cardinale martire

Sarà presto beato il cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyên Van Thuân. Questo arcivescovo trascorse il suo ministero come pastore di Saigon quasi interamente in prigione, vittima delle persecuzioni subite a causa della sua fede, della sua fedeltà al Papa e vittima dell’odio nei confronti della sua famiglia, una delle più importanti famiglie cristiane vietnamite – lo stesso presidente del Vietnam proveniva da questa famiglia.

Papa Francesco, nel corso dell’omelia alla “Missa Pro Ecclesia”, ha detto: «Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce non siamo discepoli del Signore; siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore! Vorrei che dopo questi giorni di Grazia abbiamo il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce, e di confessare l’unica gloria, Cristo Crocifisso».

Nguyên Van Thuân ha spinto questo coraggio fino al martirio. Racconta il giornalista italiano Sandro Magister: «Nel 1885 tutti gli abitanti del villaggio di sua madre erano stati bruciati nella chiesa parrocchiale, eccetto suo nonno, che in quel tempo studiava in Malesia. E prima ancora, tra il 1698 al 1885, i suoi antenati paterni furono vittime di molte persecuzioni. Finché toccò a lui. Il 15 agosto 1975, festa dell’Assunta, lo arrestarono. Aveva solo la tonaca e il rosario in tasca. Ma già nel mese di ottobre cominciò a scrivere messaggi dal carcere, su foglietti che gli procurava di nascosto un bambino di 7 anni, Quang. In carcere non poté portare con sé la Bibbia. Allora raccolse tutti i pezzetti di carta che trovava e compose un minuscolo libro sul quale trascrisse più di 300 frasi del Vangelo che ricordava a memoria. Celebrava messa ogni giorno con il palmo della mano a far da calice, con tre gocce di vino e una goccia d’acqua. Il vino se l’era procurato così. Appena arrestato gli avevano permesso di scrivere una lettera per chiedere ai parenti le cose più necessarie. Domandò allora un po’ di medicina per digerire. I famigliari compresero il significato vero della richiesta e gli mandarono una bottiglietta con il vino della messa e con l’etichetta: “medicina contro il mal di stomaco”. Le briciole di pane consacrato le conservava in pacchetti di sigarette».

In carcere era vietato celebrare la santa messa e perfino pregare. Nguyen Van Thuân non poteva tenere con sé nemmeno oggetti religiosi. Nonostante ciò, un giorno chiese al poliziotto suo aguzzino di poter realizzare una piccola croce con un pezzetto di legno. «Lo sa che è vietato» rispose il poliziotto. «Ti chiedo di chiudere gli occhi» riprese l’arcivescovo. Il poliziotto chiuse gli occhi. Nguyen Van Thuân riuscì a ottenere una piccola croce che nascose all’interno di una saponetta. Ma capì anche che quella croce era il segno che perfino in un carcere così duro il Signore era vicino a lui. Quella croce aveva riacceso in lui la speranza.

Nonostante la persecuzione cui era sottoposto, l’arcivescovo non mancava di manifestare la sua benevolenza nei confronti dei carcerieri e spesso teneva delle lezioni per insegnare loro le lingue straniere. Un giorno il poliziotto che aveva l’incarico di controllarlo a vista gli chiese di insegnargli un canto in latino. L’arcivescovo gli insegnò il Te Deum, che piacque molto alla guardia e che questi canterà ogni mattina a squarcia gola, durante il tempo della prigionia. «Ecco» pensò l’arcivescovo, «in questo carcere non mi permettono di pregare, ma è venuto questo poliziotto che prega il Signore al posto mio».

Papa Giovanni Paolo II si impegnò molto per far liberare Nguyen Van Thuân dalla prigione. Quando fu liberato, l’arcivescovo tolse la piccola croce dalla saponetta e la incorniciò; da quel momento, diventerà la sua croce pettorale di vescovo. La portò sempre sul suo petto, anche quando il papa lo creò cardinale.

Tra i vari libri che Nguyen Van Thuân ha pubblicato, tutti sul tema della speranza cristiana, c’è il testo degli esercizi spirituali che ha tenuto in Vaticano nella quaresima dell’anno 2000: «Testimoni della speranza – Esercizi spirituali tenuti alla presenza di Giovanni Paolo II». In quella occasione, Giovanni Paolo II disse di lui: «Testimone egli stesso della croce nei lunghi anni di carcerazione in Viêt Nam, ci ha raccontato frequentemente fatti ed episodi della sua sofferta prigionia, rafforzandoci così nella consolante certezza che quando tutto crolla attorno a noi e forse anche dentro di noi, Cristo resta indefettibile nostro sostegno».

Negli anni della sua prigionia, Nguyen Van Thuân si era ammalato gravemente. Con quella povera croce di legno sul petto è morto, lunedì 16 settembre dell’anno 2002. Nella sua vita ha camminato «in presenza del Signore, con la Croce del Signore».

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Il testo è la rielaborazione di quanto pronunciato in occasione della Veglia di Pasqua del 2013 presso il santuario San Francesco da Paola di Matera

Si segnala, a questo proposito, un’interessante intervista al cardinale disponibile nella rete al link seguente

http://www.youtube.com/watch?v=SJb9Uhz6ork

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